Jacopo Paoletti Tumblelog

Mese

Settembre 2010

3 post

Casa vuota.

Cancello e riscrivo parole. Come con il sonno. Nascosto e vinto. Mentre avanti e indietro, lungo il corridoio, loro con me ci scorrono sopra. Ed è un sogno che non ti svegli e non ti addormenti. Fino a mattina.

Jacopo Paoletti

Sep 30, 20105 note
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La barba lunga.

Ho rimandato la barba, insieme ad altre cose da fare, da scrivere, o fotografare.

Non so. Ho pensato che forse sarebbe stato meglio stare lontano da tutto, senza un tempo. Mi sono sempre aggrappato alle parole e ora me le sento scivolare tra le mani, senza che queste abbiano ancora un peso o una resistenza. E ho paura. Come quando pensi che la medicina potrebbe non fare effetto.

Mi comporto in modo che non vorrei, non dovrei. E mi dispiace.

Vorrei spiegare delle cose, sistemarne altre. Ma è tutto palesemente inutile. Anche ora, qui, sento che è vano, è stupido. Sento le risa di chi si specchia, di chi pensa di sapere, di capire. E le capisco.

Sento i miei pensieri ripetersi e il nodo stringersi, e non mi ribello neanche più.

Non lo dico per vittimismo o nichilismo. Lo dico per presa di coscienza, probabilmente realismo. Ti siedi e tutto è molto chiaro, e limpido. E la soluzione è sempre stata lì, definitiva, su un comodino o in un mobiletto di un bagno.

Poi si illuminano gli occhi mentre li stringi, per nasconderli anche a te, aspettando che una notte passi e un’altra ancora.

Mi ricordo giornate tutte uguali, dove il sole scende e sale sempre allo stesso modo e non aspetti nemmeno più niente.

Mi faccio il solito pezzo di strada a piedi e al capolinea guardo le facce. Quanto vorrei avere qualcosa con cui scrivere quando vedo delle facce. E cerco un motivo, un qualcosa che non mi faccia notare la perdita di tempo, il distacco che ho verso tutto e tutti.

Qualche notte ho preso il notturno, per riempirla. Ho fumato sull’autobus senza nessuno. Il suono del vuoto e l’odore del silenzio. Come il dolore e il tepore del sangue da una ferita. E ho pensato che fosse meglio.

Nessuno ti può salvare. Neanche queste quattro frasi. E’ un urlo sordo, alle 3 di notte come alle 6 di mattina. E può finire, muto, dentro una stanza qualsiasi.

Jacopo Paoletti

Sep 5, 20107 note
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Sep 2, 20107 note
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