Gennaio 2011
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Una volta, al quinto piano.
Le lettere corrono sulla strada, sui binari. Le lettere diventano cose, persone. Esistono come un respiro. Sono un abbraccio che vengo a prendermi, stanotte, mentre dormi. Sono mani dallo smalto rosso. Dalla finestra c’è una città stanca e le luci accese, dietro i vetri. La stanza è buia, ed io mi siedo, solo, per guardarti.
Qual’è il limite. Se sono io, o sei tu. O la distanza tra...
Il titolo, che volò via una notte.
Ho mal di testa. Scende il nero, nella stanza. È il vestito del mio Piacere. Chiara, come il mio Desiderio.
Il tempo ha una forma allungata. Sono mura vuote, piene di silenzio. Sono mura.
Il limite è un cartello con scritte le tue paure. Ed è appeso, sulla rete di cinta, le tue autoreggenti, forse.
C’è una poltrona, nell’angolo. Non ci sei, ma mi guardi. Ma non con gli occhi, nel...
20 massimo
L'orlo.
E’ come vetro. Qui, è come vetro, soffiato, Murano. Le relazioni sono plastica, contorno. Di carne sono solo le semplici mani, che scrivono parole. Le labbra di sangue, che le dicono, mentre sussurrano. Il resto è una lunga strada, dai lati stretti e dal nero in fondo. Ed io cammino, sull’orlo.
Jacopo Paoletti
18 massimo
Solo.
Non ho mai avuto un equilibrio. E’ come una fitta fissa, vicino al fegato. Il mio salto nel buio, alle porte: cambio tutto, forse, per non cambiare il piccolo me. Quindi ci penso, e ci ripenso… E non riesco mai a restare solo; come una goccia insistente, che mi buca la testa.
Jacopo Paoletti
15 massimo