Gennaio 2011
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Una volta, al quinto piano.
Le lettere corrono sulla strada, sui binari. Le lettere diventano cose, persone. Esistono come un respiro. Sono un abbraccio che vengo a prendermi, stanotte, mentre dormi. Sono mani dallo smalto rosso. Dalla finestra c’è una città stanca e le luci accese, dietro i vetri. La stanza è buia, ed io mi siedo, solo, per guardarti. Qual’è il limite. Se sono io, o sei tu. O la distanza tra...
Gen 31
5 note
Il titolo, che volò via una notte.
Ho mal di testa. Scende il nero, nella stanza. È il vestito del mio Piacere. Chiara, come il mio Desiderio. Il tempo ha una forma allungata. Sono mura vuote, piene di silenzio. Sono mura. Il limite è un cartello con scritte le tue paure. Ed è appeso, sulla rete di cinta, le tue autoreggenti, forse. C’è una poltrona, nell’angolo. Non ci sei, ma mi guardi. Ma non con gli occhi, nel...
Gen 25
1 nota
20 massimo
L'orlo.
E’ come vetro. Qui, è come vetro, soffiato, Murano. Le relazioni sono plastica, contorno. Di carne sono solo le semplici mani, che scrivono parole. Le labbra di sangue, che le dicono, mentre sussurrano. Il resto è una lunga strada, dai lati stretti e dal nero in fondo. Ed io cammino, sull’orlo. Jacopo Paoletti
Gen 8
26 note
18 massimo
Solo.
Non ho mai avuto un equilibrio. E’ come una fitta fissa, vicino al fegato. Il mio salto nel buio, alle porte: cambio tutto, forse, per non cambiare il piccolo me. Quindi ci penso, e ci ripenso… E non riesco mai a restare solo; come una goccia insistente, che mi buca la testa. Jacopo Paoletti
Gen 8
18 note
15 massimo
Gen 7
50 note