Lunedi, Gennaio 31, 2011

Una volta, al quinto piano.

Le lettere corrono sulla strada, sui binari. Le lettere diventano cose, persone. Esistono come un respiro. Sono un abbraccio che vengo a prendermi, stanotte, mentre dormi. Sono mani dallo smalto rosso. Dalla finestra c’è una città stanca e le luci accese, dietro i vetri. La stanza è buia, ed io mi siedo, solo, per guardarti.

Qual’è il limite. Se sono io, o sei tu. O la distanza tra la carne, che sussurra notturna, le nostre vere bugie.

Jacopo Paoletti.

Note

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