Giovedi, Febbraio 3, 2011

Le scale.

Non c’è niente da cercare, quando ti sei perso.

C’è uno strano silenzio, nella testa, lungo questi viali, dove il traffico non parla.

Un silenzio fatto di assenza, un silenzio che asciuga le parole, sprofonda nel naturale esser soli. Un silenzio che non si fa toccare, che fa eco nell’angolo, proprio lì dove non ricordavi, che avevi dimenticato.

Ha chiuso la porta. Lungo le scale immagino che qualcosa finisca, che si interrompa tutto. La vita si spezzi su quei scalini, come la carta brucia, e finisce leggera, senza dare fastidio.

Ha chiuso la porta ed io non so più bene il giorno, se ieri o domani. Cosa posso aver perso, mentre sognavo. Se era in lei o semplicemente dormivo. Se era il mio letto, il suo, o se erano tante parole, in cui si cerca inconsistente un abbraccio.

Ha chiuso la porta, ed è come la doppia faccia della stessa barriera, in cui abbiamo chiuso le paure, i desideri. La tana in cui tutto inizia e finisce. Nella tristezza come nell’indifferenza.

Scale che non finiscono. Che sono oltre il portone, il cortile. Sono oltre me. Oltre te. In cui sono caduto.

Una signora mi guarda, alla fermata. Non c’è niente, non c’è nessuno. I viali tacciono. Forse non sono ancora sveglio. Forse non sono.

Jacopo Paoletti.

Note

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