Le tre, di notte.
Ho fatto un sogno. Ed è stato come sognare, perché ero sveglio.
L’unico rumore erano i miei passi. Il freddo saliva dalla pianta dei piedi, sotto le scarpe, per prendersi dalle mani alla punta del naso.
Le case e la stazione. Le finestre sono chiuse come coperta per la notte. Tutte. Non cammina nessuno. Cammino io per tutti, che non ci sono. I minuti non passano. Non ho orologi; il telefono, muto, è scarico. Alla fine non servono. Non passano.
Potrebbe essere l’ultima. Cerco un posto per nascondere le mani, il viso. Cerco un posto per nascondermi. Tra le vie, c’è un sottopassaggio solitario, ed il portico del tabaccaio. Non solo il fumo, uccide. Le sigarette finiscono in fretta, insieme al resto.
Il calore, che perdo, ha il colore tiepido che esce dalla bocca. Mi lascia per sempre, per stanotte. Mi stringo dentro il cappotto, a chiudere le spalle, sotto il cappuccio, ai bordi delle guance.
È un deserto urbano, senza interruzioni. La luce del lampione irregolare. Tutto ha il sapore di pazzia, come è dolciastro il sangue che si emolizza in bocca.
Non c’è niente di umano, tra i capannoni, ed il cemento, il cotto dei giardini, della pietra medievale. I miei passi. Unico rumore sordo che non parla con nessuno. Rompono il tempo e lo spazio, senza senso, senza essere.
E non mi sveglio, perché non sto dormendo.
Poi ho pensato che avrei dovuto scriverne, se ne fossi uscito. E ho capito che non puoi riuscire, senza o sempre, a spiegare tutto, che ci sono situazioni in cui devi camminarci dentro, per capirle, che non puoi mettere delle parole in fila senza essere deriso.
Sulla superficie delle cose, ci si sente stupidi, come questa aiuola inghiottita dall’inverno, ora che è sceso il nero. Ci passo sopra, come faccio anch’io, come fanno con me. Nella leggerezza si può finire per uccidere, uccidersi.
Ed il sogno non finisce, non finisce. Il gelo mangia tutto: le lettere come i pensieri, senza potersi sedere.
È ancora notte: dentro o fuori da me è l’orizzonte, indefinita come l’alba, o il crepuscolo.
Silenzio. Arriverà domani, ancora. Con il primo treno delle 6.
Jacopo Paoletti.
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postato da jacopopaoletti