Lunedi, Agosto 23, 2010
La città di notte.
La città e la notte sono due stupide compagne sbronze che a malapena si danno la mano, ci bevono sopra per dimenticare. Sono due prostitute navigate e malvestite che guardano la feccia del mondo dal basso dei loro stracci succinti, senza scandali.La città di notte puzza di piscio e di sudore. E’ un intestino caldo pronto a defecare. Gli autobus pieni anche nel buio, degli invisibili di giorno. Di lavori che nessuno vuol fare. E’ colorata di lingue che non si conoscono e che neanche ora si parlano, perché si dorme anche sulle panchine. Scritte sui muri trasparenti agli sguardi, che raccontano di noi.La città di notte è una storia che nessuno vuole raccontare. I negozi chiusi e i pochi bar aperti. E’ alcool e fumo. Trascina i piedi come un barbone fuori la stazione, quando non c’è più nessuno nemmeno a deriderlo. La città di notte è una coperta calda in piena estate.La città non piange. Nasconde il suo lamento nei vicoli antichi, dietro le finestre chiuse. Si tappa la bocca con una serranda, una persiana. Nel rumore dei tacchi alti di chi vende se stesso e dei sandali consumati di chi non ha più nulla da vendere. Dove ladro e divisa si confondono.La mattina presto la città si riveste, si toglie i panni sporchi. Per un attimo il suo corpo vecchio e nudo è visibile a tutti, prima di potersi coprire ancora, con il vestito buono. Calpestata di nuovo, sullo stesso marciapiede.
Jacopo Paoletti
Quadro: “Notte Stellata sul Rodano” - Van Gogh

La città di notte.

La città e la notte sono due stupide compagne sbronze che a malapena si danno la mano, ci bevono sopra per dimenticare. Sono due prostitute navigate e malvestite che guardano la feccia del mondo dal basso dei loro stracci succinti, senza scandali.

La città di notte puzza di piscio e di sudore. E’ un intestino caldo pronto a defecare. Gli autobus pieni anche nel buio, degli invisibili di giorno. Di lavori che nessuno vuol fare. E’ colorata di lingue che non si conoscono e che neanche ora si parlano, perché si dorme anche sulle panchine. Scritte sui muri trasparenti agli sguardi, che raccontano di noi.

La città di notte è una storia che nessuno vuole raccontare. I negozi chiusi e i pochi bar aperti. E’ alcool e fumo. Trascina i piedi come un barbone fuori la stazione, quando non c’è più nessuno nemmeno a deriderlo. La città di notte è una coperta calda in piena estate.

La città non piange. Nasconde il suo lamento nei vicoli antichi, dietro le finestre chiuse. Si tappa la bocca con una serranda, una persiana. Nel rumore dei tacchi alti di chi vende se stesso e dei sandali consumati di chi non ha più nulla da vendere. Dove ladro e divisa si confondono.

La mattina presto la città si riveste, si toglie i panni sporchi. Per un attimo il suo corpo vecchio e nudo è visibile a tutti, prima di potersi coprire ancora, con il vestito buono. Calpestata di nuovo, sullo stesso marciapiede.

Jacopo Paoletti

Quadro: “Notte Stellata sul Rodano” - Van Gogh

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