No alla censura
“La lingua che si parla in Oceania si sta trasformando così in Neolingua, un nuovo linguaggio in cui tutte le parole hanno un’unica accezione che riducendo il significato ai concetti più elementari rende impossibile concepire un pensiero critico individuale. Con la creazione della neolingua il partito censura quindi l’utilizzo di molte parole, convogliando quelle sgradite (come ad esempio “democrazia”) nell’unico termine “psicoreato”: in questo modo diventa impossibile formulare, e a lungo andare anche solo pensare ad un argomento “proibito”. I semplici concetti che renderebbero discutibile l’operato del partito diventano inesprimibili. La stessa parola “psicoreato” va ben oltre il divieto di esprimersi, ma si spinge appunto a vietare anche solo di pensare in modo divergente dai dettami del governo totalitario sotto il Grande Fratello.” (1984 - George Orwell)
Jacopo Paoletti
foto: idea e scatto di Jacopo Paoletti - artwork di
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Festival Internazionale del Giornalismo (Perugia, dal 21 al 25 aprile 2010)
“Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire.” (George Orwell)
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]” (Articolo 21 della Costituzione italiana)
Jacopo Paoletti
“Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano — per sempre.” (O’Brien - 1984 - George Orwell)
Jacopo Paoletti
foto:
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La tua Libertà dipende da Te
E’ da anni ormai che in Italia si parla di libertà di espressione. Non è sicuramente un argomento di attualità, per quanto risulti una questione che viviamo sempre più sulla nostra pelle. A tal proposito mi viene da riportare una lettera di un libero cittadino inviata a “La Repubblica” qualche giorno fa e citata anche durante una recente manifestazione pubblica:
Gentile Augias, sono un cittadino dell’Italistan. Vivo a Milano 2, in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in un’ azienda di cui è azionista il presidente del Consiglio. L’assicurazione dell’auto è del Presidente del Consiglio, come l’assicurazione della mia previdenza integrativa. Compro il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio, o suo fratello, che è lo stesso. Vado in una banca del Presidente del Consiglio. Esco dal lavoro faccio spese in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio. Se decido di andare al cinema, ho una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio dove guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio). Se rimango a casa, guardo la TV del Presidente del Consiglio con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario. Guardo anche la Rai, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Se non ho voglia di TV, leggo un libro, la cui editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio. È il Presidente del Consiglio a predisporre le leggi approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti e/o avvocati del Presidente del Consiglio, il quale governa nel mio esclusivo interesse. Per fortuna! (Antonio Di Furia)fonte: La Repubblica del 26 febbraio 2010 a pagina 44
Al di là di chi sia il Presidente Del Consiglio e di quale sia la sua (o la tua) provenienza politica, se anche tu hai la nausea di tutto questo e soprattutto se anche per te è ancora importante poter continuare a dire ciò che pensi:
- Diffondi questo semplice post: sul tuo profilo Facebook, sul tuo blog, o più semplicemente su Internet;
- Scatta una foto come questa sopra e diffondila sul Web: incrocia le braccia davanti alla tua bocca in segno di protesta, prima che qualcuno ci imponga definitivamente il silenzio!
Siamo persone libere e tali rimarremo sempre. Ma questa realtà è diventata “ambiente”, e la mancanza di consapevolezza è la gravità più allarmante per un qualsiasi Paese democratico, come almeno “dovrebbe” essere il nostro.
Il Grande Fratello è reale e attuale, ma insieme possiamo ancora provare a dire “Basta!”, partendo da piccoli gesti come questo.
La libertà consiste nella libertà di dire che due più due fanno quattro. Se è concessa questa libertà, ne seguono tutte le altre. (1984 - George Orwell)Questo è un messaggio di Libertà. Facciamo in modo che non sia l’ultimo. Dipende anche da te.
Filippo Piccini & Jacopo Paoletti
Art. 19 - Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948:
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.Art. 10 - Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ratificata dall’Italia con l. 4 agosto 1955, n. 848:
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.Art. 21 - Costituzione della Repubblica Italiana del 1948:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.foto: scatto di Jacopo Paoletti - soggetto e ritocco di
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“Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno dall’altro e non vivono soli…
A un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto.
Dall’età del livellamento, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del Bipensiero… tanti saluti! (Winston Smith)”
(1984 - George Orwell)
Jacopo Paoletti
video: Pixel Nitrate
I “Figli di Orwell” siamo tutti noi
In questi giorni ho ricevuto molti vostri contatti: in chat, via email, su Facebook, su Friendfeed, direi ovunque nei miei account.
Incuriositi ma impauriti osservatori in privato e particolarmente attenti ma silenti lettori in pubblico. In ogni caso a me personalmente vicini, e questo mi fa ben sperare che stavolta il tutto non si esaurisca nel classico fuoco di paglia all’italiana.
Quello che comunque finora mi ha colpito particolarmente è sentirvi immersi in un entusiasmo nuovo, che probabilmente non percepivo da tempo, come di chi si sveglia ed era a lungo sopito, e questo sinceramente mi da molto coraggio (e credo anche ai miei “fratelli” in Orwell) per continuare con tutti, nessuno escluso, ciò che è solo appena iniziato.
Ma la domanda ancora aperta, ricorrente nei vostri messaggi, resta una: quali sono i nostri obiettivi, i fini ultimi, i progetti, come “Figli di Orwell”?
Mi piacerebbe potervi rispondere direttamente. Ma sarò sincero: francamente non lo so. O meglio, non posso mettere in una risposta mia, La Risposta completa a tutte le vostre domande, esigenze, bisogni, problemi. Perché da questo non so già dirvi cosa esattamente produrrà tutto questo, soprattutto le conseguenze e gli effetti ultimi.
Potrei già dire che semplicemente tutto questo non siamo più solo noi tre, ma è già parte di tutti noi. E’ da queste prime mille persone che possono partire le basi per qualcosa di nuovo, qualcosa che permetta (finalmente) di autodeterminarsi.
E’ possibile che gli spettatori di ieri diventino i protagonisti di domani? Questa è la vera domanda che dobbiamo farci, e ora è aperta a tutti noi.
Inutile dirlo, abbiamo un mezzo potente tra le mani come Internet, forse è arrivato il momento di usarlo davvero come megafono per la nostra voce, in ogni forma possibile. La Rete esce così dai blog, dai social network e diventa rete sociale reale, fatta di persone, di pensieri, di opinioni, di idee, che si scontrano e si fondono per qualcosa che probabilmente è ancora tutto da inventare.
Gabriele ha iniziato (e sintetizzato) con la metafora del viaggio di Ulisse. Ora è il momento che il timone passi nelle vostre mani.
Quello che potete fare da subito per tutti noi, “Figli di Orwell” è semplice:
1) Diffondere:
La nostra forza saranno le persone come noi: diffondete la nostra pagina fan su Facebook, il nostro Friendfeed, il nostro Twitter, e tutti i social network: ora è possibile essere veramente parte attiva di tutto questo!
2) Partecipare:
Proponete le vostre idee, date le vostre opinioni, criticate se possibile, ma non restate più a guardare, quello di cui non abbiamo bisogno è il disfattismo!
Non era mia intenzione essere completo ed esaustivo in questa sede. Ma è solo partendo da noi che possiamo iniziare a cambiare le cose.
Vi lascio con una frase tratta da 1984, di George Orwell:
”Era un solitario fantasma che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udita. Ma per tutto il tempo impiegato a proclamarla, in un qualche misterioso modo la continuità non sarebbe stata interrotta. Non era col farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare innanzi la propria eredità d’uomo.”
Probabilmente è l’ultima possibilità per tornare a Pensare, e quindi provare ad Essere. Forse è ancora possibile. Credo che ora dipenda da tutti noi.
Jacopo Paolettifoto scattata da
nome rimosso su richiesta dell’utentedei “Re del Popcorn” - layout di Jacopo Paoletti
Alle 1000 persone che hanno deciso di seguirci, va il nostro grazie.
Puoi seguirci anche tu su Facebook! - Ci trovi anche qui!
“Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire.” (prefazione - da “La Fattoria degli Animali” di George Orwell)
“Rivoluzione! Non posso dire quando questa Rivoluzione verrà: potrebbe essere fra una settimana o fra cent’anni; ma so, con la stessa certezza con cui vedo questa paglia sotto i miei piedi che presto o tardi giustizia sarà fatta. Compagni, in questo evento fissate il vostro sguardo per quel resto di vita che vi rimane! E soprattutto tramandate questo mio messaggio a quelli che verranno dopo di voi, in modo che le future generazioni proseguano la lotta fino alla vittoria.” (Old Major, Capitolo I - da “La Fattoria degli Animali” di George Orwell)
“Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.” (da “La Fattoria degli Animali” di George Orwell)
Diffondete. I “Figli di Orwell” si stanno contando.Jacopo Paoletti
fonte illustrazione: http://fav.me/dwzn6e (opera derivata)