Domenica, Febbraio 13, 2011

#senonoraquando

Il problema è in ciò che il berlusconismo ha catalizzato, non tanto nel Berlusconi di questi 15, 20 anni. La deriva culturale di questo Paese (forse) era stata già preconizzata dall’ancora scomodo Pier Paolo Pasolini, profezia intellettuale mai realmente ascoltata, capita; probabilmente questo regime è solo l’ultima peggiore espressione dei nostri tempi: il prodotto, l’inevitabile risultato.

Tanto per citare Giorgio Gaber, che mi sembra sempre un’ottima sintesi: “Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me.”

Nell’oggi relativo di questa piazza, quella analogica quanto quella mediatica, come la nostra, adesso, digitale, c’è ancora una possibilità, una speranza: passa per il pensiero, la conoscenza, ma soprattutto per la presa di coscienza.

Il mediterraneo, la Tunisia prima, e l’Egitto ora, hanno scelto. Scelto di tornare ad autodeterminarsi, ad essere una democrazia de facto, e non a portarne solo il nome, che è la nostra condanna che perdura in questo secondo Ventennio tutto italiota, dalle nuove forme ma dalle stesse sostanze, nell’ottusa assenza di una certa memoria storica.

Esiste un’Italia “normale”, ma diversa. Era dentro le sciarpe bianche, oltre i colori politici. Era donna, era uomo. Era pacifica. E’.

“Se non sono io per me, chi sarà per me? Se non così, come? E #senonoraquando?” (Primo Levi)

Jacopo Paoletti.

Domenica, Dicembre 19, 2010
Il maggior spreco clientelare nella storia della scuola pubblica, il più costoso degli ultimi vent’anni, è stata l’assunzione di massa di ventimila insegnanti di una materia facoltativa, la religione, decisa da un governo Berlusconi per garantirsi l’appoggio dei vescovi. Spreco, vergogna, insulto alla Costituzione e alla meritocrazia, visto che gli insegnanti di religione non debbono affrontare un concorso, ma soltanto essere segnalati dalla curia.

Cosa vogliono quei ragazzi - Repubblica.it

Il pezzo è da leggere tutto.

(via bolso)

Giovedi, Dicembre 2, 2010

L’Italia & la Rivoluzione (dei mediocri).

Anche se questo Governo cadesse, i mediocri resterebbero comunque maggioranza nello stivale: ben ancorati nelle loro posizioni, vanificherebbero de facto ogni successivo (per quanto improbabile) sforzo collettivo.

Se però esiste una Rivoluzione possibile in questo Paese, essa dovrà essere almeno culturale (se non direttamente intellettuale): un Popolo infatti cronicamente ammalato di “neo-analfabetismo” non sarà mai in grado di strutturare una libera opinione (“conoscere per deliberare”), e nell’esercizio della democrazia troverà sempre chi saprà (in)degnamente rappresentarlo nelle sue peggiori virtù.

E sarà l’ennesimo manovratore di un facile gregge composto dai soliti ignoranti individualisti, travestiti da finti quanto improbabili protagonisti.

Perché oggi esiste un’italia, ma non l’Italia. Perché sono gli italiani a non essere pervenuti, e non la storia di questa Nazione, della nostra civiltà che sui generis vive ormai solo di gloriosi ricordi, senza alcuna proiezione futura.

Perché gli italiani li abbiamo persi da tempo, fagocitati nel Mainstream delle banalità come nella Rete dei like; e non è tanto un problema di mezzo ma di totale assenza di qualsivoglia contenuto: le parole ed il loro relativo significato sono ormai come vuoto a perdere, ridotti a brand del consumismo quanto di partito, dove perfino l’idea e l’ideologia vengono professionalmente impacchettati per essere serviti alla massa puntualmente sedata, irrimediabilmente atrofizzata.

Quando invece potrebbe essere il tempo della consapevolezza, come delle scelte, se solo lo volessimo, perché potrebbero non esserci più tutte queste Pompei da lasciar crollare; perché una società senza cultura è solo un cadavere che sta aspettando di essere seppellito.

Jacopo Paoletti

Martedi, Aprile 13, 2010
figlidiorwell:

Prescrizione non è assoluzioneIl 3 dicembre 2009, Facebook decide di chiudere il mio account. Non vengo mai a sapere ufficialmente la motivazione, nonostante le mie ripetute richieste al loro staff via email. Quello che so è che il mio ultimo post in bacheca, poco prima della chiusura del mio account, fu il seguente:
“Berlusconi è stato prescritto con reato commesso”.
Oggi in Italia, il prossimo ad essere censurato, potresti essere Tu.E’ ancora possibile decidere di non restare a guardare.Prescrizione non è assoluzione. Le parole hanno un significato, riprendiamocelo.Giovedì 6 maggio 2010 alle ore di 18:00 anche i Figli di Orwell saranno davanti alla sede della Rai di Roma con Valigia Blu e Arianna Ciccone, per affermare il diritto alla libera informazione, in primis sulla TV pubblica pagata con i soldi di tutti gli italiani.
“Ci incontreremo là, dove non c’è tenebra.”(O’ Brien in sogno a Winston Smith - tratto da 1984 di George Orwell)
Jacopo Paoletti

figlidiorwell:

Prescrizione non è assoluzione

Il 3 dicembre 2009, Facebook decide di chiudere il mio account. Non vengo mai a sapere ufficialmente la motivazione, nonostante le mie ripetute richieste al loro staff via email. Quello che so è che il mio ultimo post in bacheca, poco prima della chiusura del mio account, fu il seguente:

“Berlusconi è stato prescritto con reato commesso”.

Oggi in Italia, il prossimo ad essere censurato, potresti essere Tu.
E’ ancora possibile decidere di non restare a guardare.

Prescrizione non è assoluzione.
Le parole hanno un significato, riprendiamocelo.

Giovedì 6 maggio 2010 alle ore di 18:00
anche i Figli di Orwell saranno davanti alla sede della Rai di Roma con Valigia Blu e Arianna Ciccone, per affermare il diritto alla libera informazione, in primis sulla TV pubblica pagata con i soldi di tutti gli italiani.

“Ci incontreremo là, dove non c’è tenebra.”
(O’ Brien in sogno a Winston Smith - tratto da 1984 di George Orwell)

Jacopo Paoletti

Mercoledi, Gennaio 13, 2010
[leggi ad personam 2010] Berlusconi è un creativo. Per lui il codice penale è un catalogo di opzioni.

Daniele Luttazzi dal monologo “Satyricon”, 2002

In questo Paese non c’è più niente di nuovo. E’ solo un cancro che degenera in metastasi.