Domenica, Febbraio 13, 2011

#senonoraquando

Il problema è in ciò che il berlusconismo ha catalizzato, non tanto nel Berlusconi di questi 15, 20 anni. La deriva culturale di questo Paese (forse) era stata già preconizzata dall’ancora scomodo Pier Paolo Pasolini, profezia intellettuale mai realmente ascoltata, capita; probabilmente questo regime è solo l’ultima peggiore espressione dei nostri tempi: il prodotto, l’inevitabile risultato.

Tanto per citare Giorgio Gaber, che mi sembra sempre un’ottima sintesi: “Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me.”

Nell’oggi relativo di questa piazza, quella analogica quanto quella mediatica, come la nostra, adesso, digitale, c’è ancora una possibilità, una speranza: passa per il pensiero, la conoscenza, ma soprattutto per la presa di coscienza.

Il mediterraneo, la Tunisia prima, e l’Egitto ora, hanno scelto. Scelto di tornare ad autodeterminarsi, ad essere una democrazia de facto, e non a portarne solo il nome, che è la nostra condanna che perdura in questo secondo Ventennio tutto italiota, dalle nuove forme ma dalle stesse sostanze, nell’ottusa assenza di una certa memoria storica.

Esiste un’Italia “normale”, ma diversa. Era dentro le sciarpe bianche, oltre i colori politici. Era donna, era uomo. Era pacifica. E’.

“Se non sono io per me, chi sarà per me? Se non così, come? E #senonoraquando?” (Primo Levi)

Jacopo Paoletti.