L’Italia & la Rivoluzione (dei mediocri).
Anche se questo Governo cadesse, i mediocri resterebbero comunque maggioranza nello stivale: ben ancorati nelle loro posizioni, vanificherebbero de facto ogni successivo (per quanto improbabile) sforzo collettivo.
Se però esiste una Rivoluzione possibile in questo Paese, essa dovrà essere almeno culturale (se non direttamente intellettuale): un Popolo infatti cronicamente ammalato di “neo-analfabetismo” non sarà mai in grado di strutturare una libera opinione (“conoscere per deliberare”), e nell’esercizio della democrazia troverà sempre chi saprà (in)degnamente rappresentarlo nelle sue peggiori virtù.
E sarà l’ennesimo manovratore di un facile gregge composto dai soliti ignoranti individualisti, travestiti da finti quanto improbabili protagonisti.
Perché oggi esiste un’italia, ma non l’Italia. Perché sono gli italiani a non essere pervenuti, e non la storia di questa Nazione, della nostra civiltà che sui generis vive ormai solo di gloriosi ricordi, senza alcuna proiezione futura.
Perché gli italiani li abbiamo persi da tempo, fagocitati nel Mainstream delle banalità come nella Rete dei like; e non è tanto un problema di mezzo ma di totale assenza di qualsivoglia contenuto: le parole ed il loro relativo significato sono ormai come vuoto a perdere, ridotti a brand del consumismo quanto di partito, dove perfino l’idea e l’ideologia vengono professionalmente impacchettati per essere serviti alla massa puntualmente sedata, irrimediabilmente atrofizzata.
Quando invece potrebbe essere il tempo della consapevolezza, come delle scelte, se solo lo volessimo, perché potrebbero non esserci più tutte queste Pompei da lasciar crollare; perché una società senza cultura è solo un cadavere che sta aspettando di essere seppellito.
Jacopo Paoletti
“Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.”
Pier Paolo Pasolini da “Cos’è questo golpe? Io so”, Corriere della sera, 14 novembre 1974
Foto: Cineteca Bologna (1968)
“In questa acquiescenza, in questo nullismo, in questo bagno di omologazione di Stato – purché si accetti aldilà del bene e del male, aldilà della coscienza applicata, aldilà della demagogia democratica, aldilà della democrazia in tutti i sensi deprimente e depressa, aldilà di nostalgie imbecilli di tiranni, etc. – io trovo davvero che Poggiolini e Riina abbiano un magnete, un carisma (o càrisma che dir si voglia) che non hanno tanti condomini della nazione italiana. L’Italia è un condominio di piattume, di piattole rompicoglioni, insensate e squallide. Insignificanti. Non mi interessa il simbolico come linguaggio artistico, non mi interessa la poesia, il poetico, non mi interessa l’anima bella, non mi interessa nemmeno il quotidiano come linguaggio; mi interessa quale linguaggio? Il secondo: mi interessa il patologico. Riina e Poggiolini sono due sommi casi patologici. E in un’epoca che non produce più niente di umano, essi sono forse i due soli uomini degni della mia attenzione. Patologica attenzione, del mio studio clinico, del mio tributo. Tutto qui.”
Carmelo Bene
Nella foto: Sed Non Satiata
(via kshaed)
Festival Internazionale del Giornalismo (Perugia, dal 21 al 25 aprile 2010)
“Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire.” (George Orwell)
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]” (Articolo 21 della Costituzione italiana)
Jacopo Paoletti
Prescrizione non è assoluzione
Il 3 dicembre 2009, Facebook decide di chiudere il mio account. Non vengo mai a sapere ufficialmente la motivazione, nonostante le mie ripetute richieste al loro staff via email. Quello che so è che il mio ultimo post in bacheca, poco prima della chiusura del mio account, fu il seguente:“Berlusconi è stato prescritto con reato commesso”.Oggi in Italia, il prossimo ad essere censurato, potresti essere Tu.
E’ ancora possibile decidere di non restare a guardare.
Prescrizione non è assoluzione.
Le parole hanno un significato, riprendiamocelo.
Giovedì 6 maggio 2010 alle ore di 18:00 anche i Figli di Orwell saranno davanti alla sede della Rai di Roma con Valigia Blu e Arianna Ciccone, per affermare il diritto alla libera informazione, in primis sulla TV pubblica pagata con i soldi di tutti gli italiani.“Ci incontreremo là, dove non c’è tenebra.”
(O’ Brien in sogno a Winston Smith - tratto da 1984 di George Orwell)Jacopo Paoletti
“Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano — per sempre.” (O’Brien - 1984 - George Orwell)
Jacopo Paoletti
foto:
nome rimosso su richiesta dell’utente
I “Figli di Orwell” siamo tutti noi
In questi giorni ho ricevuto molti vostri contatti: in chat, via email, su Facebook, su Friendfeed, direi ovunque nei miei account.
Incuriositi ma impauriti osservatori in privato e particolarmente attenti ma silenti lettori in pubblico. In ogni caso a me personalmente vicini, e questo mi fa ben sperare che stavolta il tutto non si esaurisca nel classico fuoco di paglia all’italiana.
Quello che comunque finora mi ha colpito particolarmente è sentirvi immersi in un entusiasmo nuovo, che probabilmente non percepivo da tempo, come di chi si sveglia ed era a lungo sopito, e questo sinceramente mi da molto coraggio (e credo anche ai miei “fratelli” in Orwell) per continuare con tutti, nessuno escluso, ciò che è solo appena iniziato.
Ma la domanda ancora aperta, ricorrente nei vostri messaggi, resta una: quali sono i nostri obiettivi, i fini ultimi, i progetti, come “Figli di Orwell”?
Mi piacerebbe potervi rispondere direttamente. Ma sarò sincero: francamente non lo so. O meglio, non posso mettere in una risposta mia, La Risposta completa a tutte le vostre domande, esigenze, bisogni, problemi. Perché da questo non so già dirvi cosa esattamente produrrà tutto questo, soprattutto le conseguenze e gli effetti ultimi.
Potrei già dire che semplicemente tutto questo non siamo più solo noi tre, ma è già parte di tutti noi. E’ da queste prime mille persone che possono partire le basi per qualcosa di nuovo, qualcosa che permetta (finalmente) di autodeterminarsi.
E’ possibile che gli spettatori di ieri diventino i protagonisti di domani? Questa è la vera domanda che dobbiamo farci, e ora è aperta a tutti noi.
Inutile dirlo, abbiamo un mezzo potente tra le mani come Internet, forse è arrivato il momento di usarlo davvero come megafono per la nostra voce, in ogni forma possibile. La Rete esce così dai blog, dai social network e diventa rete sociale reale, fatta di persone, di pensieri, di opinioni, di idee, che si scontrano e si fondono per qualcosa che probabilmente è ancora tutto da inventare.
Gabriele ha iniziato (e sintetizzato) con la metafora del viaggio di Ulisse. Ora è il momento che il timone passi nelle vostre mani.
Quello che potete fare da subito per tutti noi, “Figli di Orwell” è semplice:
1) Diffondere:
La nostra forza saranno le persone come noi: diffondete la nostra pagina fan su Facebook, il nostro Friendfeed, il nostro Twitter, e tutti i social network: ora è possibile essere veramente parte attiva di tutto questo!
2) Partecipare:
Proponete le vostre idee, date le vostre opinioni, criticate se possibile, ma non restate più a guardare, quello di cui non abbiamo bisogno è il disfattismo!
Non era mia intenzione essere completo ed esaustivo in questa sede. Ma è solo partendo da noi che possiamo iniziare a cambiare le cose.
Vi lascio con una frase tratta da 1984, di George Orwell:
”Era un solitario fantasma che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udita. Ma per tutto il tempo impiegato a proclamarla, in un qualche misterioso modo la continuità non sarebbe stata interrotta. Non era col farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare innanzi la propria eredità d’uomo.”
Probabilmente è l’ultima possibilità per tornare a Pensare, e quindi provare ad Essere. Forse è ancora possibile. Credo che ora dipenda da tutti noi.
Jacopo Paolettifoto scattata da
nome rimosso su richiesta dell’utentedei “Re del Popcorn” - layout di Jacopo Paoletti