No alla censura
“La lingua che si parla in Oceania si sta trasformando così in Neolingua, un nuovo linguaggio in cui tutte le parole hanno un’unica accezione che riducendo il significato ai concetti più elementari rende impossibile concepire un pensiero critico individuale. Con la creazione della neolingua il partito censura quindi l’utilizzo di molte parole, convogliando quelle sgradite (come ad esempio “democrazia”) nell’unico termine “psicoreato”: in questo modo diventa impossibile formulare, e a lungo andare anche solo pensare ad un argomento “proibito”. I semplici concetti che renderebbero discutibile l’operato del partito diventano inesprimibili. La stessa parola “psicoreato” va ben oltre il divieto di esprimersi, ma si spinge appunto a vietare anche solo di pensare in modo divergente dai dettami del governo totalitario sotto il Grande Fratello.” (1984 - George Orwell)
Jacopo Paoletti
foto: idea e scatto di Jacopo Paoletti - artwork di
nome rimosso su richiesta dell’utente
Chernobyl/Černobyl’
“Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo.”
“Sa quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro e che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie.” (Carlo Rubbia)
Jacopo Paoletti
foto: Paul Fusco
La tua Libertà dipende da Te
E’ da anni ormai che in Italia si parla di libertà di espressione. Non è sicuramente un argomento di attualità, per quanto risulti una questione che viviamo sempre più sulla nostra pelle. A tal proposito mi viene da riportare una lettera di un libero cittadino inviata a “La Repubblica” qualche giorno fa e citata anche durante una recente manifestazione pubblica:
Gentile Augias, sono un cittadino dell’Italistan. Vivo a Milano 2, in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in un’ azienda di cui è azionista il presidente del Consiglio. L’assicurazione dell’auto è del Presidente del Consiglio, come l’assicurazione della mia previdenza integrativa. Compro il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio, o suo fratello, che è lo stesso. Vado in una banca del Presidente del Consiglio. Esco dal lavoro faccio spese in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio. Se decido di andare al cinema, ho una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio dove guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio). Se rimango a casa, guardo la TV del Presidente del Consiglio con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario. Guardo anche la Rai, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Se non ho voglia di TV, leggo un libro, la cui editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio. È il Presidente del Consiglio a predisporre le leggi approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti e/o avvocati del Presidente del Consiglio, il quale governa nel mio esclusivo interesse. Per fortuna! (Antonio Di Furia)fonte: La Repubblica del 26 febbraio 2010 a pagina 44
Al di là di chi sia il Presidente Del Consiglio e di quale sia la sua (o la tua) provenienza politica, se anche tu hai la nausea di tutto questo e soprattutto se anche per te è ancora importante poter continuare a dire ciò che pensi:
- Diffondi questo semplice post: sul tuo profilo Facebook, sul tuo blog, o più semplicemente su Internet;
- Scatta una foto come questa sopra e diffondila sul Web: incrocia le braccia davanti alla tua bocca in segno di protesta, prima che qualcuno ci imponga definitivamente il silenzio!
Siamo persone libere e tali rimarremo sempre. Ma questa realtà è diventata “ambiente”, e la mancanza di consapevolezza è la gravità più allarmante per un qualsiasi Paese democratico, come almeno “dovrebbe” essere il nostro.
Il Grande Fratello è reale e attuale, ma insieme possiamo ancora provare a dire “Basta!”, partendo da piccoli gesti come questo.
La libertà consiste nella libertà di dire che due più due fanno quattro. Se è concessa questa libertà, ne seguono tutte le altre. (1984 - George Orwell)Questo è un messaggio di Libertà. Facciamo in modo che non sia l’ultimo. Dipende anche da te.
Filippo Piccini & Jacopo Paoletti
Art. 19 - Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948:
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.Art. 10 - Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ratificata dall’Italia con l. 4 agosto 1955, n. 848:
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.Art. 21 - Costituzione della Repubblica Italiana del 1948:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.foto: scatto di Jacopo Paoletti - soggetto e ritocco di
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I “Figli di Orwell” siamo tutti noi
In questi giorni ho ricevuto molti vostri contatti: in chat, via email, su Facebook, su Friendfeed, direi ovunque nei miei account.
Incuriositi ma impauriti osservatori in privato e particolarmente attenti ma silenti lettori in pubblico. In ogni caso a me personalmente vicini, e questo mi fa ben sperare che stavolta il tutto non si esaurisca nel classico fuoco di paglia all’italiana.
Quello che comunque finora mi ha colpito particolarmente è sentirvi immersi in un entusiasmo nuovo, che probabilmente non percepivo da tempo, come di chi si sveglia ed era a lungo sopito, e questo sinceramente mi da molto coraggio (e credo anche ai miei “fratelli” in Orwell) per continuare con tutti, nessuno escluso, ciò che è solo appena iniziato.
Ma la domanda ancora aperta, ricorrente nei vostri messaggi, resta una: quali sono i nostri obiettivi, i fini ultimi, i progetti, come “Figli di Orwell”?
Mi piacerebbe potervi rispondere direttamente. Ma sarò sincero: francamente non lo so. O meglio, non posso mettere in una risposta mia, La Risposta completa a tutte le vostre domande, esigenze, bisogni, problemi. Perché da questo non so già dirvi cosa esattamente produrrà tutto questo, soprattutto le conseguenze e gli effetti ultimi.
Potrei già dire che semplicemente tutto questo non siamo più solo noi tre, ma è già parte di tutti noi. E’ da queste prime mille persone che possono partire le basi per qualcosa di nuovo, qualcosa che permetta (finalmente) di autodeterminarsi.
E’ possibile che gli spettatori di ieri diventino i protagonisti di domani? Questa è la vera domanda che dobbiamo farci, e ora è aperta a tutti noi.
Inutile dirlo, abbiamo un mezzo potente tra le mani come Internet, forse è arrivato il momento di usarlo davvero come megafono per la nostra voce, in ogni forma possibile. La Rete esce così dai blog, dai social network e diventa rete sociale reale, fatta di persone, di pensieri, di opinioni, di idee, che si scontrano e si fondono per qualcosa che probabilmente è ancora tutto da inventare.
Gabriele ha iniziato (e sintetizzato) con la metafora del viaggio di Ulisse. Ora è il momento che il timone passi nelle vostre mani.
Quello che potete fare da subito per tutti noi, “Figli di Orwell” è semplice:
1) Diffondere:
La nostra forza saranno le persone come noi: diffondete la nostra pagina fan su Facebook, il nostro Friendfeed, il nostro Twitter, e tutti i social network: ora è possibile essere veramente parte attiva di tutto questo!
2) Partecipare:
Proponete le vostre idee, date le vostre opinioni, criticate se possibile, ma non restate più a guardare, quello di cui non abbiamo bisogno è il disfattismo!
Non era mia intenzione essere completo ed esaustivo in questa sede. Ma è solo partendo da noi che possiamo iniziare a cambiare le cose.
Vi lascio con una frase tratta da 1984, di George Orwell:
”Era un solitario fantasma che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udita. Ma per tutto il tempo impiegato a proclamarla, in un qualche misterioso modo la continuità non sarebbe stata interrotta. Non era col farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare innanzi la propria eredità d’uomo.”
Probabilmente è l’ultima possibilità per tornare a Pensare, e quindi provare ad Essere. Forse è ancora possibile. Credo che ora dipenda da tutti noi.
Jacopo Paolettifoto scattata da
nome rimosso su richiesta dell’utentedei “Re del Popcorn” - layout di Jacopo Paoletti